Generazione “always connected”

Oggi vorrei scrivere qualche riflessione personale (a ruota totalmente libera) su come si stia modificando l’interazione sociale e come le nuove tecnologie influenzano l’atteggiamento delle nuove generazioni anche nella forma di socializzazione più semplice: il dialogo.

Non sono un esperto di comunicazione e non mi occupo di questioni legate alla sociologia, ma quando osservo qualcosa che mi colpisce, non posso fare a meno di ragionare sulla questione e soprattutto capire come le nuove tecnologie (mia vera passione/professione) stiano modificando la nostra società.

L’altra sera, mentre ero al ristorante, non ho potuto fare a meno di notare un tavolo di ragazzini accanto al mio, che facevano più o meno le stesse cose che facevo anche io alla loro età, quando iniziano le prime schermaglie sentimentali e il rapporto ragazzo/ragazza non è più semplice amicizia, ma viene corredato da livelli ormonali in rapida crescita.

Fino a qui tutto normale, con l’eccezione che tutti i ragazzini seduti al tavolo hanno tenuto il telefono cellulare in mano per tutto il tempo, come se fosse uno strumento fondamentale per poter sostenere la discussione. Da questo dettaglio si possono aprire dibattiti di ogni genere, io vorrei provare a fare delle riflessioni più semplici possibili che non diano giudizi di merito a certi cambiamenti che ritengo inevitabili. Mi piacerebbe capire il modo in cui la tecnologia cambia il nostro modo di essere e quale direzione prenderanno i rapporti sociali con le nuove generazioni “always connected”.

Questa profonda discontinuità (tutta moderna) tra genitori che faticano ad accendere un cellulare e figli che hanno smartphone sempre connessi alla rete, è ormai palese a tutti e colmare questo gap di comunicazione è probabilmente impossibile, per questo motivo penso che sarà sempre più difficile “controllare” i figli e imporre delle regole di comportamento. Oggi non si può tenere un ragazzino lontano dalla tecnologia e impedirgli di comunicare con tutto il mondo, per cui il controllo dei comportamenti dei propri figli va fatto a monte dei problemi tramite l’educazione e i buoni esempi, non cercando di limitarlo nella sua libertà di comunicare perchè questa battaglia è già persa e continuerà ad esserlo sempre di più in futuro.

Oggi i rapporti sociali passano sempre più inevitabilemente dalla rete e ormai ci sono sempre più esempi di come Internet stia influenzando le interazioni umane, basti pensare all’esempio di Facebook, che è diventato la prima fonte di notizie per gli avvocati divorzisti americani. Sulla rete fino a ieri c’erano tutte le informazioni di cui una persona aveva bisogno, oggi ci sono anche tutte le informazioni sulle altre persone. Chi dice che dal profilo di Facebook si capiscono molte cose di un soggetto, IMHO, ha pienamente ragione ed è il motivo per cui questo social network ha avuto tanto successo: puoi capire chi sia una persona senza nemmeno conoscerla!

Da un lato questa riflessione è inquietante, ma è anche molto reale e spesso il giudizio che ci facciamo delle persone, conoscendole di persona, è molto meno veritiero di quello che possiamo capire tramite un profilo online. Io non capisco chi critica i social networks e soprattutto che parla di invasione della privacy! Se una persona vuole mantenere la propria privacy è liberissima di farlo non iscrivendosi a nessuna rete sociale e non comprando nessun telefonino, non è obbligato da nessuna legge, per cui chi decide di utilizzare certi strumenti deve essere consapevole a cosa va incontro! In questo sono pienamente d’accordo con uno dei principi fondamentali della legge italiana: la legge non ammette ignoranza (lo stesso principio è estendibile alle regole di funzionamento di un social network).

A questo punto una delle possibili obiezioni potrebbe essere quella per cui un ragazzino di 10 anni non può avere la consapevolezza di certe cose e quando si iscrive ad un social network lo fa, perchè lo fanno tutti e soprattutto senza pensare alle conseguenze sulla propria privacy. Io credo che la privacy sia davvero l’ultimo problema di ragazzini di quella età e credo che a quell’età non si abbia nulla da difendere o da nasconder, per cui tutto quello che finisce sui social networks è davvero superfluo e sono perlopiù tutte le cose che una volta ci si raccontava al parco e oggi lo si fa tramite Internet. Niente di nuovo sotto al sole!

L’aspetto che invece potrebbe essere realmente “preoccupante” è l’abuso di questi strumenti che sono ottimi alleati di chi cerca visbilità e approvazione sociale tramite l’esibizionismo, che molto spesso non è altro che mostrare a tutti quello che, in realtà, non si è. Usare i social network per conoscere persone e mantenere le connessioni con i propri amici mi sembra un comportamento tutt’altro che deplorevole, mentre usare Internet per recitare una parte e immedesimarsi in personaggi finti solo per ricevere applausi o, al contrario, essere compresi e compatiti, mi sembra davvero triste e soprattutto mi pare un atteggiamento figlio di carenze personali e affettive “reali”.

La rete non può essere uno strumento che sostituisce gli affetti e i sentimenti, perchè certe emozioni si possono vivere solo tramite l’esperienza diretta e soprattutto solo grazie alla chimica che ci può essere nel rapporto con un’altra persona che può essere tuo padre, la tua fidanzata o un tuo amico. Per questi motivi sostengo l’educazione all’utilizzo della rete per un uso corretto di certe tecnologie, il problema è che questa educazione, oggi, non possono essere i genitori a darla ai figli, perchè non ne hanno la capacità e le competenze; il parallelismo che mi viene più immediato è la patente di guida: l’automobile è uno strumento tanto utile quanto pericoloso per cui è giusto che un ragazzo debba prendere la patente prima di mettersi in strada; lo stesso discorso dovrebbe essere fatto per Internet, probabilemente dovrebbe essere la scuola la principale promotrice dell’insegnamento sull’uso della rete, ma in collaborazione con le famiglie e i genitori che dovrebbero sforzarsi di conoscere queste tecnologie e iniziare a vederle come uno strumento e non come delle “calamità”.

La società cambia molto velocemente, per cui è inutile arroccarsi su vecchie certezze, bisogna assecondare il cambiamento e prendere tutto il meglio da quello che la tecnologia ci offre. Concludo citando una delle definizioni che preferisco di tecnologia: “La tecnologia per essere tale deve semplificarci la vita!”.

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